• 05/03/2019
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Rassegna stampa 5 marzo: Corriere Romagna

Ha conquistato il Pala Dozza, territorio di sconfinata passione ma anche di tradizione e competenza, in pochi mesi, grazie ad un lavoro eccezionale, corredato necessariamente dai risultati. Là, coach Antimo Martino entra in campo dieci, massimo quindici minuti prima della palla a due. Accolto, da diversi mesi, da applausi scroscianti e da un coro dedicato. Domenica prossima, però, sarà molto diverso. E non solo
perchè giocherà in campo esterno, ma soprattutto perchè per lui sarà la prima volta a Ravenna da
avversario. La prima volta sull’altra sponda, qui dove tutto è cominciato, in una città che l’ha accolto a braccia aperte e una società che gli ha sempre concesso di lavorare nelle condizioni migliori.
Coach Martino ha ricambiato portando una realtà di provincia a livelli impensabili, come la semifinale-playoff di due stagioni fa, il secondo posto in Coppa Italia del 2018, le vittorie esterne
con Virtus, Fortitudo e Treviso, sempre prime volte nella storia del Basket Ravenna. La separazione dell’estate scorsa è stata per certi versi fulminea, ma appariva chiaro che il ciclo ravennate di Martino era ormai agli sgoccioli e che un’occasione come quella della Fortitudo si poteva difficilmente scansare. Insomma, grosso modo dalle 17.45 alle 18, domenica si scatenerà per lui una bella tempesta emotiva, perchè i Leoni Bizantini e tutto il Pala De André non vorranno certo essere da meno nell’applaudirlo. Dalle 18, però, i fronti si separeranno come è giusto che sia nello sport e scatterà il confronto tra nemici-amici.
Non sarà, non potrà essere una partita come tutte le altre. Sensazioni particolari?
«Senza dubbio, non potrà essere una partita normale per me è prevedo una forte emozione quando
ritornerò al Pala De André. Mi farà molto piacere rivedere il presidente, lo staff con il quale ho lavorato in quattro anni splendidi raggiungendo risultati molto
prestigiosi, oltre a tanti amici che ho trovato a Ravenna e a tutti i tifosi».
Conquistare il popolo dell’Aquila, reduce da due stagioni così così, non era affatto scontato. Quale è
stata la ricetta giusta?
«Nessuna ricetta, credo però che giustamente all’inizio i tifosi volessero un po’ testare un allenatore giovane e nuovo per quel palcoscenico. Dovevo dimostrare qualcosa e dopo il girone di andata quel sostegno che comunque da parte dei tifosi non era mai mancato è diventato ancora più
concreto e molto gratificante per me. Ho la fortuna di poter allenare una squadra di grandi campioni, spero assieme a loro di poter regalare ai tifosi qualcosa di molto importante».
Considerando le tre gare di Coppa Italia, la Fortitudo arriverà a Ravenna con due sconfitte nelle ultime quattro, cosa mai successa in stagione. Possibili scorie?
«No, abbiamo perso contro due grandi squadre e giocando comunque buone partite. E poi, questo gruppo ha un’esperienza tale da limitare rischi in questo senso».
Tre sole sconfitte in 23 partite sono un’impresa, eppure la promozione diretta è ancora in bilico. Rimpianti?
«Credo che all’inizio del campionato avremmo firmato tutti per trovarci in queste condizioni a 7 gare dalla fine, col destino nelle nostre mani. Forse c’è un piccolo rammarico per la gara persa contro Montegranaro, sarebbe bastato un episodio differente (Cinciarini out, Hasbrouck fuori nel momento decisivo, ndr) per ottenere un risultato diverso. Ora dobbiamo solo lavorare e cercare di vincere sei delle ultime sette, sempre se Montegranaro non si fermerà mai».
(Sandro Camerani)


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