• 22/10/2016
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Il Resto del Carlino, 22 ottobre 2016: Sabatini, la Virtus nel Dna «A Ravenna la mia dimensione»

GHERARDO Sabatini la Virtus Bologna ce l’ha nel dna. Il padre Claudio è stato per anni presidente della società e lo stesso Gherardo ha mosso i primi passi nel basket tra le V Nere. Non solo, ai tempi delle giovanili, quando era nell’under 19, ha vinto anche uno scudetto e di quella esperienza serba un ricordo indelebile. «In quella squadra – afferma Sabatini – ho avuto grandi allenatori dai quali ho imparato tantissimo e i miei compagni erano gente come Fontecchio, Imbrò, Landi, Pechacek, insomma non male come gruppo». Poi con la Virtus stava per incrociare di nuovo il proprio destino questa estate, quando coach Ramagli gli propose di entrare a far parte del roster che avrebbe puntato seriamente al bersaglio grosso, offerta che Sabatini però rifiutò. «Loro stavano costruendo una squadra molto forte – spiega il giocatore – ed ho capito che non avrei avuto tanto spazio. Per come sono fatto io, ho bisogno di giocare e stare in campo: andare alla Virtus, con tutto quello che comporta per me, per non avere spazio, non era quindi la soluzione migliore». REDUCE dalla febbre che lo ha tenuto fermo per qualche giorno, Sabatini torna ad allenarsi soltanto oggi, ma assicura che domenica ci sarà. «Sto bene – afferma – e questa partita non me la perdo assolutamente». L’OraSì è reduce dall’occasione sfumata con l’altra Bologna, la Fortitudo, che sembrava quasi battibile al Pala Dozza. Dopo una settimana c’è di nuovo Bologna sulla strada dei giallo-rossi. Ala qual e il palazzetto in cui è più complicato giocare? «Senza dubbio il Pala Dozza – risponde sicuro il numero 43 -è un ambiente molto caldo, il pubblico è vicino e spesso questo ambiente influenza anche gli arbitri. L’Unipol Arena è un ambiente più asettico e tranquillo e per un avversario è più semplice giocarci». La Virtus, insieme a Jesi, è rimasta l’unica squadra a punteggio pieno e in casa ha già sconfitto Piacenza e Mantova, quest’ultima domenica scorsa per 92-64. Pronostico chiuso? «Per ora sembrano devastanti – conclude -. Secondo me il loro giocatore chiave è Rosselli, uno che in campo sa fare tante cose e ha tanta esperienza da mettere sul piatto. Poi naturalmente Lawson, che viaggia a suon eli doppie doppie. Noi dovremo avere lo stesso approccio che abbiamo avuto con la Fortitudo e dovremo giocare la nostra pallacanestro che è di buonissimo livello, poi magari con un po’ più di fortuna, si può riuscire a portarla a casa». Stefano Pece


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