Il Resto del Carlino, 11 ottobre 2016: “OraSì ci divertivamo”
Il TRIONFO dell’OraSì nel derby cestistico con Forlì tiene banco negli ambienti sportivi ravennati, visto anche che al ‘Pala De André’ c’erano pure tifosi del Ravenna calcio. E’ stata una vittoria entusiasmante, frutto di una grande prova collettiva, in cui è brillata la ‘stella’ di Taylor Smith. Questa OraSì gli calza sempre meglio addosso e ormai il Pala De André sembra diventato il suo giardino di casa dove è lui a decidere chi entra e chi sta fuori. Ne sanno qualcosa i giocatori dell’Unieuro, ‘presi a schiaffi’ dalle sue grandi mani che hanno fatto sembrare il fuori categoria Blackshear un giocatore normale. Impressionanti i numeri di Smith: 21 punti, 12 rimbalzi, 5 stoppate, 1 palla recuperata, 36 di valutazione. Tuttavia queste cifre riassumono solo in parte il dominio pressoché totale esibito dal numero ’00’ nel derby con Forlì. Una partita che resterà nella memoria dei tifosi, sia perché era la prima tra le due compagini a livello ufficiale, sia per il risultato finale che non ha lasciato dubbi su quale delle due meritasse la vittoria. Il centro giallorosso si gode quindi il momento. «SONO molto felice delle mie statistiche – afferma Smith – perché ho confermato la mia presenza sul ‘pitturato’ come facevo l’anno scorso, ma sto lavorando per migliorare ancora. A livello generale mi piace come la squadra ha affrontato questo derby: ci sono molti ragazzi nuovi e tutti hanno portato un contributo valido. Vincere un derby in questo modo, davanti a un pubblico così numeroso è qualcosa di speciale». Le due squadre in campo hanno viaggiato a velocità differenti. Nei primi due quarti Forlì ha retto l’urto dei padroni di casa, riuscendo a rimanere in qualche modo aggrappata al risultato, ma nella seconda parte è venuta fuori tutta l’intensità, l’energia e la motivazione dell’OraSì. «La nostra intensità – sottolinea Smith – non si è mai abbassata nel corso della gara. Ed è rimasta intatta anche nella seconda parte, quando invece i nostri avversari sono calati vistosamente. La differenza però l’abbiamo fatta in difesa, dove abbiamo limitato Blackshear in maniera convincente. Con Ferrara aveva fatto 30 punti, mentre qui a Ravenna ne ha fatti solo 21. Sembrano tanti, ma molti sono arrivati dai liberi». Mai come in questa gara si è visto che con le sole individualità non si va da nessuna parte. Forlì è parsa Blackshear-Crockett e poco altro. Molto più squadra Ravenna, che quest’anno può mettere sul campo una rotazione di 9-10 uomini, tutti in grado di portare qualcosa alla causa. «SIAMO una squadra molto unita anche fuori dal campo – conferma Smith – e lo si vede anche in allenamento. Tutti possono segnare e, se guardiamo le statistiche, con Forlì abbiamo avuto tutti più o meno lo stesso minutaggio. E’ un aspetto importante perché in tal modo si dividono le responsabilità e si rinforza il gruppo». E alla fine il texano svela un altro retroscena che aiuta a capire il clima di serenità e positività che si respira nel gruppo: «Io e Marks stiamo diventando un po’ italiani. Ogni tanto ci chiamiamo gli schemi nella vostra lingua e abbiamo adottato dei nomi italiani: lui è Davide Marchino e io Tullio Smittanelli». Stefano Pece