• 11/07/2016
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Corriere dello Sport, 11 luglio 2016: Sabatini, amo la Virtus, non è per me

Si apre un’altra calda settimana nell’estate virtussina. Il termometro in citta ha raggiunto i livelli di guardia, e gli uffici federali non sono da meno. Un’altra settimana senza annunci di mercato, anche se Julio Trovato ha già fermalo diversa elementi, come Spissu, Rosselli e Ndoja. Il focus sarà ancora sulla querelle fra Federazione, Fiba e le quattro iscritte alla Eurocup, con la società a pretendere il massime rispetto delle nugole, pronta ad andare fino in fondo, come confermato dallo stesso general manager bianconero, per cercare giustizia. Nel frattempo, come anticipato da Stadio, si era cercato – fra gli altri – anche Gherardo Sabatini, il figlio dell’ex patron e attuale socio Claudio. Non certo per il cognome, ma per questioni meramente tecniche: il ragazzo nella scorsa annata ad Imola, e prima ancora a Treviglio, ha mostrato attributi e margini di crescita per farsi valere in A2 con continuità e soddisfazione. Per una serie di motivi, il playmaker classe ’94 ha preferito Ravenna. La sua è una scelta difficile e professionale: rinunciare alla maglia amata, per fare le cose per bene. «Se in futuro le condizioni lo permetteranno – spiega – non rifiuterò una seconda volta. La Virtus è sempre la mia squadra del cuore».

Sabatini, è vero che la Virtus l’aveva contattata? «Sì, ho ricevuto un’offerta e ho incontrato Ramagli e Trovato. Il Coach mi ha detto die gli piaccio molto come playmaker, che avrebbe voluto fare di me il suo cambio del regista. Devo ringraziare l’intera società per questa chiamata che mi ha chiaramente fatto mollo piacere. Abbiamo parlato con tanto rispetto, ma servono le condizioni giuste. Per me giocare nella Virtus saiebbe un sogno, ma di fronte a tanti amici e conoscenti, all’Unipol Arena, vorrei arrivarci nelle condizioni tecniche ideali».

Come mai ha rifiutato? «Credo che Trovato e il coach stiano allestendo una squadra molto, molto forte per la A2. Hanno in mente di avere un cambio di livello in ogni ruolo. Hanno scelto Spiasti come titolare e per lui è meritatissimo, viene da un ottimo campionato. Ci saranno quattro guardie per due posti. Conoscendomi credo di esprimermi al meglio solo con un minutaggio consistente. Sono un giocatore di carattere e vivrei male tanti minuti di panchina, non fa per me, soprattutto a 22 anni. Avrei giocato solo da cambio del playmaker senza mai avere minuti da guardia. Mi sembrava una decrescita. Ho bisogno dì giocare tanto, sbagliare e migliorare. Intanto faccio il tifoso e mi vado a vedere il derby».

Ha Influito la situazione di limbo fra Serie A e A2 che sta vivendo fa società? « E’ una situazione un po’ incerta, per un giocatore è strano. Non mi era mai capilato. Non mi ritengo ancora un giocatore da massima serie, devo fare un passo per volta. L’anno prossimo voglio essere protagonista in A2».

Quanto è stata dura dire di no alla sua squadra del cuore? «Sono stravirtussino. Giocare per la propria squadra del cuore è il massimo per chiunque. E poi figurati, l’anno prossimo torna il derby, sarebbe stato bellissimo. Ma non l’avrei vissuta nella giusta maniera. Io e Ramagli concordiamo: non sono ancora un play titolare per una squadra che voglia vincere la A2 senza mezzi termini come la Virtus. Spero di affermarmi e magari, l’anno prossimo, fare un altro step. Intanto è stato meglio così per tutti. Sono coraggioso e sicuro di me: se si ripresenterà l’occasione di far vedere tutto il mio valore a Bologna, la coglierò al volo».

Come mal Ravenna? «Ho firmato per un anno. Saremo in tre giocatori per due ruoli, quindi giocherei tanto, spero di guadagnarmi una trentina di minuti a gara dopo 124′ dell’anno scorso a Imola, Non è lontano da casa posso continuare a studiare senza problemi ed essere protagonista. Spero di guadagnami una trentina di minuti a gara agendo di fianco a Tambone e a un americano e giocando tanti pick’n’roll, la mia arma preferita che nel triangolo diTicchi non ho potuto sfruttare. Abbiamo fatto i quarti di finale nei playoff e nessuno se lo sarebbe aspettato, è stala una stagione importante. Il triangolo però mi lasciava poche responsabilità. Non mi nascondo, credo mollo in me stesso».

Come sarà tornare all’Unipol Arena da avversario? «Particolare, È sempre bello giocare in quel palazzo; purtroppo spero di vincere. Che accoglienza mi aspetto? Normale. Quella riservata a qualsiasi ex ragazzo delle giovanili». Infopress


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