Corriere di Romagna, 30 dicembre 2013: L’orgoglio del condottiero Lupo Giordani
Si chiude così, nel modo migliore, il fantastico 2013 dell’Ac-mar. La semifinale di Coppa contro Corato, disputata il 16 marzo, è stata un valido insegnamento per confermare quel successo. Il secondo posto, attualmente solitario, in attesa della partita Matera-Agri-gento di oggi è la ciliegina su una torta già squisita. «L’abbiamo preparata allo stesso modo – ricorda il tecnico Lanfranco Giordani – contro una squadra molto fisica nel reparto lunghi. E, come allora, la difesa è stata un’altra volta decisiva. Dopo la brutta sconfitta con Reggio Calabria dovevamo avere un approccio diverso e l’abbiamo a-vuto in maniera ottimale, tanto da scavare il solco già dopo la prima metà gara. A quel punto, sopra di venti, era quasi difficile da gestire. Loro ci han-n o un po’ messo in difficoltà nel terzo quarto ma, ancora una volta, la mia si è confermata la squadra che tutti gli allenatori vorrebbero avere, che ti segue e che lotta tutti insieme soprattutto nei momenti meno brillanti. Ognuno ha portato un mattone importante. Abbiamo sfruttato i nostri lunghi tiratori e i giovani Tambone, Cicognani e Locci hanno fatto vedere cose molto buone in difesa. Chiudiamo l’anno a quota 18, risultato a mio giudizio straordinario per budget, talento rispetto a molte altre formazioni. Ma la dif- ferenza la stanno facendo la chimica del gruppo e il grande lavoro di tutti gli elementi, tecnici e societari». I momenti da ricordare? «Il confronto nell’intervallo tra primo e secondo tempo di garadue di finale con Firenze, sotto di 12 e poi la grande rimonta e la vittoria di Mirandola alla seconda giornata di questo campionato che ci ha detto che potevamo stare benissimo in questa categoria». E tra sei giorni la trasferta di Recanati che chiude l’andata. «Si apre uno scenario importante, che poteva sembrare u-na bestemmia a inizio stagione, l’accesso alla Coppa Italia. Ma in questo momento preferisco ancora concentrarmi sull’obiettivo prioritario, la salvezza. Non voglio che i ragazzi ci arrivino con la pancia piena», (a.g.)