Il Resto del Carlino, 28 dicembre: Bottaro, il papà del miracolo basket: “Sopravvivere è già una vittoria”
Manager indigeno con esperienze top lever in tutti e tre i principali sport di squadra. Giorgio Bottaro, dg dell’Acmar basket Ravenna, alle 8 di sera della vigilia, era in ufficio a lavorare. A lui abbiamo chiesto di fare le carte allo sport cittadino.
Bottaro, ci faccia l’istantanea di fine anno: il bicchiere dello sport ravennate è mezzo pieno o mezzo vuoto?
“Sicuramente mezzo pieno. Fare sport, non solo a Ravenna, in queste condizioni economiche, è opera meritoria, non solo per le società di vertice”.
C’è una strada che potrebbe portare ad un definitivo salto di qualità, favorire il ritorno ai fasti degli anni Novanta?
“L’unica via è la strategia comune. Oggi, il problema di chi fa sport non è vincere, ma sopravvivere”.
Come sta facendo il calcio?
“E’ solo una questione di pazienza”.
Ne è sicuro? All’ultima partita c’erano 370 spettatori…”Certo! Chi gestisce il Ravenna ha la testa sulle spalle e compie i passi secondo la gamba. La società è ancora giovane e si deve lavorare per il consolidamento, senza promettere traguardi mirabolanti. Piuttosto, mi dispiace per l’esonero di Affatigato, che stimo come persona e come tecnico”.
Anche il volley arranca.
“La fusione era la strada da percorrere. Ci vuole tempo perchè esperienze professionali differenti entrino in sintonia col progetto comune. In questa fase non bisogna guardare alla classifica, ma al futuro, perchè le soddisfazioni arriveranno col tempo”.
Bottaro, è allora la sua Acmar ad essere la perla dello sport cittadino?
“Lo dice lei”
No, lo dicono i numeri e in particolare il secondo posto da matricola in Legadue Silver. Come ci si sente a rappresentare la parte vincente dello sport ravennate?
“Avvertiamo tutti la grande responsabilità di mantenere questa categoria”.
C’è un segreto?
“Il segreto si chiama buon senso, che si traduce in identità di vedute, dal presidente Roberto Vianello all’ulimo dei collaboratori. L’imperativo è quello di spendere con una logica”.
Il futuro cestistico cosa porterà?
“Stiamo ragionando in prospettiva perchè fra un anno e mezzo la Legadue sarà unica. Se riusciremo a piazzare due salvezze consecutive, saremo anche noi nella grande NBA della seconda serie nazionale, con un campionato a 32 squadre dove potremo confrontarci con realtà fino a ieri impensabili come Ferrara, Bologna, Rimini, Forlì e Imola”.
Purtroppo manca una cosa. E mancherà anche nel 2015…
“Lo so, manca il contenitore”.
A dire il vero c’è il Pala de Andrè.
“Per il nostro bilancio, i costi per entrarci una volta a settimana, come fa il volley, sono impensabili. Già rinunciamo a due stranieri su tre, figuriamoci se possiamo spendere oltre centomila euro”.
Andrete a Cervia?
“Non lo so”.
Però l’esigenza di un nuovo palasport è ormai irrinunciabile.
“Immaginare una struttura alternativa al PalaCosta è necessario. La politica deve capire che l’esigenza è condivisa dai cittadini”.
Nelle stanze dei bottoni se ne parla?
“L’amministrazione comunale è conscia dei problemi, ma è anche vero che il 2015…è domani. Fra un anno e mezzo noi del basket dovremo traslocare, questo è un dato di fatto”.
Ormai è di dominio pubblico: sta lavorando a un progetto di rilancio del volley femminile?
“E’ vero che sono stato coinvolto dall’amministrazione comunale ed è vero che, un movimento che coinvolge mille adolescenti, avrebbe bisogno di un punto di riferimento di vertice. Le componenti del mosaico sono più vicine, ma non c’è un progetto unico. Il mondo del volley femminile è parcellizzato. Le volontà non mancano, ma ho come l’impressione che non sarà una operazione facile”.