• 16/11/2013
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La Voce di Romagna, 16 novembre 2013: Caja prepara lo sgambetto all’Acmar

C’è Firenze – Ravenna, lunedì, ma la stragrande maggioranza dei riflettori della Silver sono sull’Artiglio, all’anagrafe Attilio Caja. I paperoni fiorentini l’hanno chiamato all’Affrico per riportare la città di Dante nell’elite del basket italiano, e conoscendo la bravura del coach milanese, le probabilità di riuscita sono altissime. Anche perché pare che l’Affrico abbia dato a Caja una doppia veste: non solo allenatore ma anche ‘general manager’, nel tentativo di crescere non solo sportivamente ma anche organizzativamente. PIAZZA RICCA “Si, ed è anche uno dei motivi per cui ho accettato – dice proprio Attilio, che sabato scorso era ad O-megna a osservare la sua futura squadra e martedì scorso ha firmato il contratto che lo legherà a Firenze per tre stagioni -. E’ una bellissima piazza: è vero che negli ultimi 15 anni ho sempre fatto la serie A tranne a Rimini in Lega-Due, ma qui siamo a Firenze. Poi contano più i programmi delle categorie, anche se sulla carta sono bravi tutti, poi bisogna vedere alla resa dei conti. La prendo con filosofia: male che vada mi sarò fatto un bel periodo in una città meravigliosa che è a solo un’ora e mezza da Roma dove ho casa”. AVANSCOPERTA Al solito pragmatico ma anche molto disponibile, Caja si è tuffato sulla sua nuova creatura immediatamente, anche se la Silver, o ex Dna (più gli americani) se vogliamo, è una novità totale anche per lui. “Con molta onestà devo dire che sin qui ho seguito di più la DNB, avendo contatti di amicizia con Pavia, Fortitudo e altre squadre allenate da amici. La full immersion dentro la Silver è iniziata ma il basket è il basket: se uno ha la passione, non conta la categoria ma conta il lavoro. Conosco, per aver allenato la Nazionale sperimentale con la quale in e-state siamo stati in tourne in Cina, tanti giocatori militanti in questa categoria, tra i quali Quarisa, Bottioni ed altri”. Poi ci sono quelli coi quali aveva già avuto modo di lavorare, tipo “Castelli, che era con me l’anno scorso a Cremona in precampionato, oppure Conti. Simon-celli l’avevo affrontato da avversario tre anni fa con Rimini, mentre Pazzi 14 anni fa era juniores, a Pesaro, quando io allenavo la prima squadra”. ROMAGNA ‘MIA’ La domanda è diretta: cosa pensa Caja di Ravenna? E’ senza dubbio una società che a lui piacerebbe molto: seria, solida, ambiziosa. “Fino ad ora siamo stati più attenti a noi, per dare qualche idea difensiva diversa: sto cercando, senza esagerare, di fornire qualche correzione. Ho però guar- dato anche Ravenna, stanno facendo molto bene: giocano con energia, vivacità, creano tante situazioni in campo aperto. Rivedrò con molto piacere Gabriele Ceccarelli, che è stato mio assistente a Rimini, dove francamente ho lasciato il cuore. Quella stagione la porto ancora dentro con piacere, mi sento ancora con l’avvocato Maresi e Renzo Vecchiato. Spero che i Crabs tornino presto in alto”. Ora, però, c’è Firenze e questa LNP che prova a crescere attraverso gli americani. “Nell’arco di tre anni si vorrebbe salire quanto meno una categoria: ora siamo penultimi e cerchiamo di toglierci dagli impacci, nel frattempo pensiamo anche all’organizzazione, vanno costruite della basi solide -chiude Caja -. La nuova LNP mi piace: coi due stranieri si dà a tante realtà la possibilità di avere un basket di categoria superiore, è più facile ricreare entusiasmo. Quando ci sono meno soldi, bisogna cambiare le regole e creare nuove opportunità. Avvicinare pubblico significa avvicinare risorse”.


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