Il Resto del Carlino, 29 ottobre 2013: Cicognani e una prova da primo della classe
Giacomo Cicognani è stato tra i migliori in campo a Chieti e ha messo insieme, finalmente è il caso di dire, numeri che rispecchiano il suo talento. Il gioiello fatto in casa dalla società giallorossa ha riempiendo tutte le statistiche: 10 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 2 stoppate. Giordani lo aspettava, come tutto il popolo giallorosso e Chieti potrebbe davvero rappresentare lo spartiacque della sua stagione, se sarà capace di giocare con la mente sgombra dai suoi fantasmi.
Una prestazione da migliore in campo.
“Stavolta sono davvero soddisfatto. Venivo da due partite nelle quali non avevo giocato bene e avevo bisogno di prendere un po’ di fiducia. Spero di continuare così”.
Lo scontro con Saccaggi di giovedì scorso ha lasciato qualche strascico?
“All’inizio ho avuto qualche problema, soprattutto a livello psicologico, perché avevo paura che, prendendo una botta, la ferita al labbro potesse riaprirsi. Durante il corso della partita ci ho pensato sempre meno e ho giocato con la testa sempre più sgombra. Alla fine è andata bene”.
Che differenze ci sono con la Dnb?
“A livello fisico c’è un abisso. Sotto canestro la lotta è durissima e bisogna cercare di imporsi fisicamente contro giocatori che hanno un fisico eccezionale. Gli stranieri, soprattutto gli americani, giocano un ruolo fondamentale in questo senso”.
Quali sono state le maggiori difficoltà che ha riscontrato nei primi turni di campionato?
“E’ stato un insieme di cose. Quando non mi riuscivano certe giocate, che ero sicuro di saper fare, tendevo a ripiegarmi un po’ su me stesso, innescando così un circolo vizioso che mi toglieva sicurezza in tutto il resto. Inoltre, nelle due gare precedenti ho avuto tanti problemi di falli e anche quello mi ha condizionato molto. Non riuscivo neanche a entrare in partita. A Mantova, per esempio, avevo commesso cinque falli già nel terzo quarto”.
C’è un metro arbitrale diverso rispetto all’anno scorso?
“Molto diverso. Soprattutto noi under siamo tenuti maggiormente d’occhio dagli arbitri. Guardano moltissimo il movimento delle mani e bisogna tenerlo sempre controllato, a volte questo ti condiziona un po’. Adesso spero di avere superato questi problemi: più si va avanti nella stagione più si fa l’abitudine anche al metro arbitrale”.
Si aspettava che l’Acmar potesse essere così in alto dopo quattro partite?
“Onestamente no. Però siamo un gruppo di giocatori forti e possiamo solo fare bene. Quanto bene non lo dico per scaramanzia”.
Stefano Pece