• 29/10/2013
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Il Resto del Carlino, 29 ottobre 2013: Cappelletti e braciolate, ecco il segreto dell’Acmar

Il segreto della crescente passione per la pallacanestro in città, a quanto pare va ricercato nella semplicità. Una semplicità che rende i giocatori delle persone vicine alla gente, tanto che le braciolate tra fan club e prima squadra o una nonna che regala una fornitura di cappelletti all’americano Adam Sollazzo, sono la normalità e non eventi eccezionali.

Un Basket Ravenna che da qualche anno muove numeri sempre in crescita e tra i più elevati per quanto riguarda gli sport cittadini. Basti pensare che sono 557 gli abbonamenti già sottoscritti in un palazzetto da soli mille posti, mentre l’anno scorso erano 29 e nella stagione precedente appena 7.

Ma è il settore giovanile il vero motore di tutto il movimento. Coinvolgendo circa 400 ragazzi, è da qui che la società giallorossa ha cercato di partire, dalle famiglie.

“Siamo partiti dalla base – spiega Giorgio Bottaro -, dalle famiglie dei ragazzi. Con loro condividiamo l’idea di uno sport pulito che non si prende mai troppo sul serio. Non c’è la cultura del risultato a tutti i costi. C’è la voglia di stare insieme e questa è la principale motivazione che spinge i genitori a mandare il figlio al basket. Da parte nostra non abbiamo fatto altro che andare incontro alle famiglie: abbiamo portato il basket in tutte le parti della città, anche le più disagiate, creando corsi che avvicinassero proprio tutti. Credo che il segreto di tanta popolarità sia nella vicinanza con la gente”.

Una simpatia trasversale che racchiude personalità di altri sport come Angelo Affatigato, che non manca mai alle gare interne dell’Acmar, Mauro Fresa, Daniele Ricci e l’assessore Guido Guerrieri. Tutti sembrano ritrovarsi nel messaggio positivo di questa società.

Quello che in altri sport non riesce, nel basket ravennate è dunque una realtà: le famiglie vanno veramente al palazzetto tutte insieme e si rispecchiano nei propri beniamini perché li conoscono personalmente.

“Abbiamo costruito – aggiunge Bottaro – con quello che avevamo a disposizione in zona. In questa squadra gioca il vicino di casa che tutti hanno visto crescere. Ma c’è anche una sorta di identificazione con esempi positivi. Prendiamo Rivali, che è un giocatore ‘normale’, perché non è dotato dell’altezza dei tipici colossi del basket. Eppure, con l’impegno e l’abnegazione riesce a essere uno dei migliori giocatori del campionato. Quale migliore esempio di Davide che batte Golia per farsi voler bene dalla gente?”

Stefano Pece

 


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