• 26/10/2015
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Il Giornale di Brescia, 26 ottobre 2015: Centrale e Metalleghe: Vittorie dal sapore diverso

Ci sono vittorie che ti fanno preoccupare più di certe sconfitte, scalpi dei quali non è il caso di andare troppo fieri. Quello che Brescia prende con Ravenna non è da mettere in salotto per essere esibito con gli amici. Meglio pensare alla prossima caccia. Di buono ci sono solo i due punti, arraffati nel finale contro un ‘avversaria modesta, ma orgogliosissima. I complimenti al giemme bresciano dei romagnoli, Mauro Montini, per come ha saputo mettere insieme una squadra così combattiva pur con un budget risicatissimo, sono d’obbligo. Nel bene e nel male. Ma diciamolo chiaramente: ieri ha fatto tutto la squadra di Diana. Nel bene e nel male. Quando la Centrale del latte Amica Natura ha deciso di vincere la partita, l’ha vinta. Sono bastati 4’23”, gli ultimi, fatti bene per prendersi il bottino. In quel momento il tabellino del San Filippo diceva: 60-54 per i viaggianti. Può una squadra del potenziale di Brescia segnare solo 54 punti in 36′, per giunta giocando in casa? Peso psicologico. Può se è ancora bloccata mentalmente dalla prestazione choc di Roseto. I biancoazzurri se la sono portata appresso, come una scimmia sulla spalla, fino a quel fatidico – 4 ’23 “. Da lì si è rivisto lo spirito della scorsa stagione: voglia di vincere, difesa ossessiva. E con un parziale di 13-0 la Leonessa si è presa due punti che le consentono di stare nella scia della capolista Treviso. Non un caso che l’uomo partita sia stato Fernandez: bomba per il 57-60 e palla recuperata, utile a lanciare Bushati in contropiede per il sorpasso sul 61-60. La vecchia guardia. Nel momento più scabroso ci hanno pensato quelli che sentono la maglia di Brescia come una seconda pelle: Fernandez, Bushati e Cittadini. Sono mancati i due americani: Holmes ha chiuso con 13 punti, ma con il 38% su azione; Hollis (2/8) non è mai entrato in partita, irritando la platea per certi atteggiamenti che hanno ricordato il peggior Giddens. E Alibegovic si è salvato solo con i rimbalzi, ma da lui ci attendiamo punti. Tutto è bene quel che finisce bene, ma se serviva una risposta forte dopo la debacle di Roseto, behnessuno può sostenere che sia arrivata. E venerdì sera nell’infuocato palasport di Chieti servirà ben altro per salvare la pelle. Ritmi. L’Orasi Ravenna, che aveva il pivot tascabile Smith in campo (solo 24′) con la febbre, è riuscita a giocare la partita che voleva: ritmi bassi e punteggio controllato, ma è stata la Centrale a metterci del suo sbagliando tutto e di più (5/20 da 3 alla fine) e attaccando senza ricordarsi di un fondamentale alla base di un gioco di squadra: bisogna passarsi la palla. Diana si sbracciava in panchina, ma i suoi continuavano a giocare ognuno per i fatti propri. Senza mai sfruttare l’enorme divario che c’era sotto canestro in fatto di centimetri e muscoli (solo + 5 nei rimbalzi). Ravenna è partita forte (14-6 al 5′ con Masciadri) e a poco in quel momento è servita la scos- sa del coach di casa che ha tolto entrambi gli americani. Il primo vantaggio interno è stato sul 22-21, il massimo sul 24-21. Poi Brescia è sempre stata con la testa sott’acqua (letali Malaventura e Deloach), fino al già citato 61-60 del 39’. Pericolo scampato. Una squadra più competitiva dei giallo-rossi romagnoli avrebbe chiuso la pratica, ad esempio quand’era sul 50-45 al 28′ e Cittadini e compagni avevano dipinto il terrore in faccia. Non resta che ripartire da quegli ultimi 4’23”. Senza pensare ai guai altrui, leggi Verona fermata in casa da Legnano o la Foritudo Bologna asfaltata a Trieste. Ce n’è a sufficienza in casa propria.


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