logo

La didattica dei contatti

Maurizio Massari — Terranuova Bracciolini, riunione PAO del 7 dicembre 2009
Può esistere una didattica delle situazioni di contatto? Ovvero: il gioco moderno è grande espressione di fisicità, ma il nostro occuparci, da istruttori, per rendere pronti i nostri giovani a questo contesto espressivo, in che cosa si concretizza?
Fino a 7-8 anni or sono mi rendevo conto che il mio occuparmi di questo aspetto si risolveva in una generica richiesta di maggiore intensità. Avrei voluto dare risposta affermativa alla domanda di apertura, ma mi rendevo contro di esserci molto lontano. Mi servivano strumenti di analisi e mezzi di allenamento di cui al momento non disponevo. Gli strumenti di osservazione ed analisi mi sono poi gradualmente venuti dalle sempre più strette e preziose collaborazioni con i preparatori fisici: insieme a loro progressivamente spostammo il fulcro del ragionamento da ambiti di coordinazione, mobilizzazione ed equilibrio, alla stabilizzazione, alla gestione del disequilibrio, al controllo dinamico del corpo. Finalmente eravamo entrati in campo, finalmente stavamo agganciando un modello prestativo che tenesse conto degli aspetti funzionali pertinenti al giocatore di basket. Era arrivato il momento, quindi, di evolvere anche la nostra didattica dei fondamentali: dovevamo allenare anche i fondamentali tenendo conto degli aspetti funzionali, in modo da attivare effettivamente nei nostri giocatori quelle risorse adattive che il gioco chiede costantemente di applicare nei loro gesti tecnici affinché risultino appropriati nello spazio-tempo ed efficaci. E, tornando a bomba sul nostro focus, l’elemento perturbativo principale delle esecuzioni tecniche nel gioco è proprio rappresentato dalla variabile “contatti”.
Nella riunione tecnica PAO del 7 dicembre scorso tenuta a Terranuova Bracciolini (Ar), ho cercato di ripercorrere in forma sintetica proprio questo percorso pluriennale.
Siamo partiti da una situazione-test che permettesse a tutti di osservare ed identificare i punti critici di una situazione didattica tradizionale: tracciata sul campo una stretta corsia in cui attaccante e difensore devono affrontarsi uno contro l’altro con l’obiettivo di togliersi reciprocamente spazio, al momento del contatto si attiva un secondo attaccante sotto canestro per una ricezione interna ed una chiusura a canestro. L’osservazione riguardava i tre ruoli messi in campo, rispetto alla valutazione se mediamente il loro comportamento fosse qualitativo ed allenante rispetto al modello di riferimento dell’osservatore.

La valutazione unanime dei 70 presenti, peraltro da me condivisa, era che:
–       il comportamento del difensore non era né qualitativo, né allenante perché non toglieva spazio all’attaccante e non metteva pressione sulla palla
–       il comportamento del passatore era sufficientemente qualitativo, ma non allenante perché non trovava abbastanza opposizione da parte del difensore
–       il comportamento del ricevente non era né qualitativo né allenante perché troppo rilassato nell’atteggiamento ed incurante della protezione della palla nell’esecuzione del tiro
Il primo elemento da curare per rendere più allenante la situazione, sempre restando in una dimensione metodologica “tradizionale”, era rendere più qualitativo il ruolo del difensore: attraverso un uso delle braccia più tecnico nell’occupare lo spazio e nel condizionare la palla e attraverso un uso del corpo più “volumetrico”, a partire da una più ampia apertura del compasso dei piedi fino ad arrivare ad uno spazio-tempo di approccio dell’attaccante più rapido e ravvicinato.

Questo tipo di sollecitazione produce sicuramente un aumento dell’intensità generale dell’esercizio, con il rischio però di spingere l’esercizio stesso oltre le reali capacità di controllo tecnico dei giocatori coinvolti. Per sviluppare una vera didattica servirebbe uno strumento di modulazione di questa situazione allenante in modo tale da rendere progressive le situazioni di contatto senza però che queste perdano l’autenticità del contesto agonistico. Solo grazie ad un mezzo che permetta contatti didattici ma veri si può ottenere quella progressività tale da consentire un’attenzione allenante su controllo del corpo, controllo del campo e controllo tecnico da parte degli atleti.
Altri istruttori e preparatori fisici alle prese con la stessa ricerca trovavano soddisfacente in questo senso l’utilizzo della big-ball; questo è stato un primo step sicuramente introduttivo alla soluzione ma non risolutivo: la forma sferica della big-ball produce contatti che si scaricano in un punto specifico molto circoscritto e sono quindi non troppo rispondenti ai contatti di gioco, generalmente distribuiti simultaneamente su più punti. La doppia big-ball (x-ball, distribuita da Pallandia in due formati, 45cm e 65cm) che da subito ribattezzai “nocciolona” o “bignut”, fu la svolta: attraverso l’alternanza di superfici convesse e concave permette contatti “a parete”, davvero molto simili ai contatti che si sviluppano nel gioco; in più, proprio grazie alla sua forma, permette di sviluppare situazioni allenanti non solo per chi li subisce, ma anche per chi li produce, diventando un mezzo efficace non solo per l’allenamento dei fondamentali offensivi, ma anche per le qualità difensive dei giocatori.
Introdurre una prima x-ball nell’esercizio-test tra difensore ed attaccante rende molto più credibile, tecnico ed allenante il contatto che si produce tra i due.

Una seconda x-ball rende il lavoro tecnico del ricevente in area decisamente più qualitativo e significativo, completando il potenziale allenante dell’esercizio.

Grazie all’ x-ball possiamo pensare di sviluppare una didattica delle principali situazioni di contatto:
– giri dorsali / frontali e uso dei perni – propedeutica ai blocchi

– post up, ricezioni e passaggi – propedeutica al tagliafuori

– ball handling con sollecitazioni agonistiche

– difesa a muro, uso del corpo nelle situazioni difensive

Sviluppate in modo sufficientemente articolato queste situazioni didattiche possiamo ristrutturare la situazione test iniziale in un vero e proprio esercizio funzionale, nell’evoluzione del quale, tolta la mediazione didattica della “nocciolona”, concludiamo con un esercizio nuovamente “tradizionale”, ma con coscienza corporea e percezione del controllo tecnico associato al controllo del corpo sicuramente accresciute.


Comments are closed.