• 16/09/2009
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PalaCosta, il ricordo di Alberto Mazzotti

Da un corridoio fresco di vernice l’apertura a sinistra porta direttamente sul campo, illuminato dalle grandi vetrate vicine al soffitto. E la prima immagine forte è quella delle poltroncine bianche che riempiono la tribuna grande, di fronte. Poi il campo, i canestri, i nuovi enormi tabelloni.

E la mente parte, a ritroso. Non entravo qui da anni e anni, il PalaCosta è chiuso da un tempo che mi sembra immemorabile, ma alcuni ricordi sono nitidi, ineliminabili nella mia mente. Non me ne vogliano i tifosi del basket, ma le prime sono immagini diverse: di quando, ragazzino, il sabato pomeriggio andavo al palazzo tre ore prima della partita per sedermi sulle vecchie spalliere – non c’era ancora la tribuna grande, di fronte solo il muro – e attendevo, col palazzetto strapieno, le partite della Casadio. Ricordo match infuocati contro Catania, Modena, Ariccia, quando il volley era ancora pallavolo, e si cantava tutti insieme “Dio perdona, Aldo no” ogni volta che Bendandi la metteva giù…

E ancora, qualche anno dopo – c’era già la tribuna nuova, e gli atleti uscivano dagli spogliatoi al centro – ricordo i brividi dell’intero palazzetto quando Manù Benelli entrò in campo, e con lei le compagne della Teodora, alzando al cielo la prima Coppa dei Campioni: Ravenna regina d’Europa!

E poi, certo, il basket. La postazione da radiocronista dietro le panchine, sotto la tribuna vecchia; il piacere di arrivare in anticipo, quando ancora non era iniziato il riscaldamento, e di andarsene quando ormai tutto stava spegnendosi, dopo le interviste, col pubblico già sfollato. Il senso di appartenenza ad un piccolo universo affascinante, fatto di vittorie e di sconfitte, di promozioni a catena – la B2, poi la B1 – ma soprattutto di persone, di amici. E di centinaia di partite: difficile isolare dei flash, anche perché le vittorie decisive vennero fuori casa, a San Lazzaro, a Firenze… Paradossalmente, il ricordo più vivo è quello di un palazzetto deserto per decisione federale, nel primo campionato di B2: si giocò a porte chiuse, dopo un match infuocato perso contro Montebelluna. In tribuna rivedo il solo Piero Manetti, straniante e seccato, mentre lo Jadran vinceva nel silenzio.

Anche oggi ho rivisto il palazzetto vuoto, ma è un vuoto immacolato, pieno di speranze. Fra quindici giorni si riparte, finalmente, laddove iniziammo in tanti, anni e anni fa. In un palazzo che vorrei sempre vedere pieno di gente, ma che è comunque già gremito di ricordi…

Alberto Mazzotti*

*Alberto Mazzotti, giornalista, era il radiocronista ufficiale di Radio Sound per le partite interne ed esterne del Basket Ravenna di Piero Manetti, Roberto Vianello e Loris Giovannetti, che giocando al PalaCosta conquistò la B1 diciotto anni fa.

 


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